Dossier Giornalismo on Line – Seconda Puntata: “Evoluzione della professione del giornalista”

La nuova sfida dei media è catturare l’attenzione del lettore. Una grande opportunità di svolta e di crescita per un settore che su quasi tutti i fronti è in crisi: la competizione si è trasferita nella ricerca di nuove forme di racconto; non basta più la notizia, occorre imparare a usare nuovi strumenti digitali, con la consapevolezza che è cambiato il contesto.

È probabilmente vero che le 5 W del giornalismo valgono sempre (Who, What, When, Where e Why), ma a pensarci bene le prime 4 sono sempre più alla portata di tutti, mentre ciò che può fare la differenza sta nel “Why”? Occorre cioè andare oltre al fatto, spiegare e approfondire.

Dal Broadcasting allo Sharing

Sono finiti i tempi dell’informazione broadcast per dare spazio alla condivisione del racconto, alla ricchezza data dalla partecipazione dei protagonisti della storia narrata (storytelling e dintorni).

Il grafico seguente evidenzia il rapporto tra social sharing e alimentazione del traffico web.

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Il grafico successivo, invece, sottolinea il numero di condivisioni medie al giorno per testata: Repubblica.it la fa da padrone, mentre sono sorprendentemente molto indietro altre prestigiose testate, quali il Corriere della Sera e il Sole24Ore.

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Il Giornalismo, oggi

Il giornalista ha curiosità, intuito, capacità di cogliere e raccontare i fenomeni, buona scrittura. Ma oggi, questo, non basta più: occorre una predisposizione all’uso delle tecnologie, nelle redazioni occorrono professionisti che siano a loro agio anche con i video, le immagini, la multimedialità.

Il giornalista moderno, che ha a che fare ogni giorno con il digitale, deve avere un livello eccellente di collaborazione; il gioco di squadra tra giornalisti, tecnici, sviluppatori, grafici, marketing è il vero valore aggiunto, ma molte barriere culturali vanno ancora abbattute, a partire da quelle che esistono nelle stesse redazioni dei giornali. Occorre innovare, e non lo si può fare senza il decisivo aiuto degli editori.

In questo contesto, la riorganizzazione del lavoro nel settore del giornalismo ha visto anche la nascita di nuove figure professionali (i web designer,  i web editor), che affiancano e supportano i giornalisti, mentre altre figure tradizionali che contribuiscono alla creazione del prodotto informativo devono essere ripensate.

Il giornalista, quindi, può e deve diventare, tramite le proprie pagine nei social media, un “Brand informativo”, anche completando l’immagine del marchio editoriale di riferimento. Il suo ruolo e la sua natura, infatti, sono in profonda trasformazione, sia in relazione al tipo di attività sia nelle fonti informative impiegate, negli strumenti utilizzati, nelle modalità di preparazione dei pezzi (articoli, servizi radiotelevisivi, ecc.), nell’interazione con il pubblico.

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È evidente, allora, che la maggiore criticità per il giornalista è la gestione del tempo: deve preoccuparsi di ricercare e verificare le fonti, ma anche approfondire gli argomenti e le informazioni analizzate nel proprio lavoro; se non distribuisce bene le sue attività, il rischio di incidere negativamente sulla qualità dell’informazione è tangibile.

Due dati su tutti sono emblematici, e descrivono bene alcune peculiarità della professione. Si tratta della distribuzione geografica dei giornalisti e della distribuzione socio-economica. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, come si vede nella figura successiva, anche in rapporto alla popolazione residente, è evidente un forte sbilanciamento a favore del Centro-Nord del Paese.

Sono due (o tre?) le ragioni principali del fenomeno:

  • l’offerta informativa: i principali editori hanno sede nelle regioni del Centro Nord (ed in particolare a Roma e Milano);
  • le caratteristiche della domanda: nelle regioni a maggior reddito pro-capite vi è più spesa per l’informazione, e questo implica quindi una presenza più massiccia di giornalisti che offrono informazione locale;
  • il fenomeno della criminalità, che può incidere negativamente sul sistema informazione.

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In merito, invece, alla distribuzione per sesso e retribuzione, la professione giornalistica appare fortemente sbilanciata per genere: quasi il 60% (58,9%) dei giornalisti attivi sono di genere maschile. Ma non solo: la figura del giornalista ha anche subito sia un processo di graduale invecchiamento, attenuato solo in parte dalla recente evoluzione, sia un sensibile abbassamento della soglia minima retributiva, a maggior ragione per le categorie meno tutelate.

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L’informazione on line

La diffusione dell’informazione online e delle tecnologie digitali hanno introdotto importanti cambiamenti sia in relazione alle fonti utilizzate per la redazione di articoli, sia nelle modalità di trasmissione delle notizie.

L’attuale convergenza dei Mezzi di Comunicazione impone al giornalista la necessità di dotarsi di competenze specifiche in questa direzione “digitale” e, come detto, occorrono nuove conoscenze, che consentano al giornalista di trattare  contemporaneamente aspetti legati al testo, video e audio.

Come evidenzia il grafico successivo, il PC desktop viene utilizzato dal 78% dei giornalisti, anche se l’introduzione di PC portatili, Smartphone e Tablet sta facendo crescere inesorabilmente l’utilizzo di questi strumenti.

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Di seguito, invece, un’infografica interessante, che illustra l’utilizzo degli strumenti on line, giornalmente.

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Conclusioni

Probabilmente, la crisi del settore dell’informazione incide negativamente, in questa fase, sule possibilità di nuova occupazione: il sistema, attualmente, non pare in grado di creare le condizioni necessarie ad affrontare un cambiamento così radicale come quello che viviamo in questi giorni.

Farsi assumere non è facile, ma è sicuramente vantaggioso per tutti noi, figuriamoci per un giornalista o aspirante tale, sentire il profumo dell’evoluzione: dietro ogni cambiamento epocale, infatti, si nascondono anche tante opportunità.

Opportunità legate alla capacità del giornalista di offrire risposte alle nuove domande di contenuti di qualità digitali che stanno emergendo: video, data journalism, visualizzazioni, infografiche.

Il giornalista del futuro, al quale nessuna testata potrà rinunciare, sarà quello che già punta sulla profonda conoscenza delle leve digitali, in grado di raccogliere le sfide legate alle nuove tecnologie e condurre sé stesso e gli altri in un nuovo Oceano Blu!